Supernonni

0
314

“Ma questa è l’edizione speciale di Magic Nonno!” gridava Tommaso seduto a gambe incrociate sulla ghiaia del vialetto. Settembre ormai era agli sgoccioli ma la brezza ancora tiepida rendeva piacevoli i pomeriggi passati al parco con il nonno e il suo amico e compagno di classe Andrea.

Il quale teneva ben stretto il suo album di figurine dei Supernonni, la collezione per la quale andava fiero e la sporgeva verso Tommaso quel tanto che bastasse perché il suo amico potesse ammirarla in tutto il suo splendore.

“Proprio così!” annuì orgoglioso Andrea. “Guarda, questa è Medusa!” sventolava la pagina contenente l’immagine della signora con i capelli lunghi e bianchi che potevano trasformare i suoi nemici in pietra.

“E quello è LaserGranpa con la tuta da combattimento!” rispose Tommaso indicando una figurina attaccata un po’ storta.

Il nonno di Tommaso era poco distante su una panchina, intento a leggere il giornale, con le gambe accavallate, gli occhiali e il suo fedele bastone da passeggio dal quale non si separava mai (o quasi). Di solito stava ben attento al nipote e ai suoi amici ma quel pomeriggio era distratto dalla lettura della cronaca locale che raccontava della rapina avvenuta quella mattina in centro.

“I rapinatori, in cinque o sei in tutto, hanno assaltato la gioielleria verso le 10, stordendo la guardia armata che proteggeva il negozio, poi hanno minacciato il proprietario e i commessi, si sono fatti consegnare l’incasso e hanno svuotato le vetrine di tutti i gioielli preziosi. Ma appena usciti hanno avuto una bella sorpresa: era arrivato Magic Nonno ad attenderli. In pochi minuti ha sgominato la banda degli Scagnozzi e restituito quanto rubato.”

L’anziano signore sapeva che in verità le cose non erano andate proprio come le raccontava il giornale. È vero, Magic Nonno era atterrato con il suo mantello svolazzante proprio davanti alla vetrina del negozio e con il super udito aveva capito esattamente cosa stava accadendo all’interno. Quando i ladri sono usciti dal negozio è stato Bruto, il loro capo, ad accorgersi per primo che era arrivato il loro nemico di sempre, Magic Nonno. Il suo compare Manolesta, dietro di lui, disse spaventato: “Siamo spacciati, questa volta ci prende!”.

Il supereroe era davanti a loro, con gli occhiali dalla montatura rotonda indossati sopra la maschera, le braccia incrociate, un sorrisetto furbo e il mantello che ondeggiava al vento.

Bruto ringhiò “No!”, saltò davanti ad una mamma che stava passando con il bambino nel passeggino sul marciapiede poco lontano da loro, spinse la mamma per terra, prese il passeggino e lo lanciò in mezzo alla strada.

Mentre Bruto sghignazzava con quella sua orribile cicatrice sul sopracciglio destro: “e adesso, magico vecchietto, come la mettiamo???” Magic Nonno si trovò a dover decidere in una frazione di secondo se catturare i banditi che erano già entrati in auto e stavano fuggendo oppure salvare un piccolo innocente che si era trovato coinvolto suo malgrado.

Dalle sue spalle un fascio di raggi lucenti argentati lo superarono e raggiunsero il passeggino lanciato in una pazza corsa tra le auto che sfrecciavano in mezzo alla strada, lo avvolsero, lo sollevarono in aria e lo posarono delicatamente sul marciapiede dove era stato separato dalla madre, restituendolo alla mamma che piangeva e urlava disperata e che finalmente poté riabbracciare il suo piccolo che stringeva il peluche e applaudiva divertito per quel volo fuori programma.

Magic Nonno si voltò di scatto e accolse con un sorriso la sua amica. “SilverLight!” esclamò felice.

“Sono venuta a darti una mano! Serve aiuto?” replicò lei con i lunghi capelli argentati al vento e due fulmini disegnati sui palmi delle mani, che compaiono ogni volta che usa i suoi poteri dei raggi di luce.

“Ci puoi scommettere, nonnina!” strizzò l’occhio il supereroe, poi si girò verso i malviventi che erano lanciati sulla strada a folle velocità.

Magic Nonno si alzò in volo e in un attimo fu sopra la loro auto, si tolse gli occhiali e con il suo sguardo laser fece scoppiare tutte e quattro le gomme. Il veicolo sbandò, ma prima che potesse uscire di strada, Magic Nonno lo raggiunse, lo afferrò dal tettuccio, sollevò l’auto e la ribaltò su un cumulo di sabbia al lato della strada.

Quando arrivò la polizia ed estrasse la banda degli Scagnozzi dal rottame dell’auto però la sorpresa per i nostri eroi fu amara: tutti i componenti della banda era stata assicurata alla giustizia tranne Bruto, il loro capo, che evidentemente era riuscito a fuggire grazie alla confusione del momento.

Il nonno chiuse il giornale con uno scatto e con il bastone allontanò un piccione che si stava avvicinando un po’ troppo impertinente.

Di tutta quanta quella faccenda la cosa che lo irritava di più era che dopo tanti anni un pericoloso criminale come Bruto non era ancora stato catturato ed era ancora in giro a piede libero.

Sbuffò, si tirò su il bavero della giacca, adesso tirava un po’ troppo vento. Diede un’occhiata a Tommaso e Andrea che ancora giocavano con l’album delle figurine e chiese ad Andrea a che ora arrivasse a prenderlo sua nonna, ma non ricevette risposta dai bambini, erano troppo presi a confrontare i loro doppioni. Prese il bastone e fece quattro passi davanti alla panchina zoppicando un po’.

All’improvviso la sua attenzione venne catturata da un tizio che gli stava venendo incontro, indossava un giaccone grigio e aveva un berretto sempre grigio che gli copriva mezzo viso appoggiandosi sopra un paio di occhiali da sole neri. Quello che lo colpì fu però il fatto che gli ricordasse vagamente qualcuno e che indossasse un grosso orologio dorato che risaltava sui suoi vestiti.

Un’improvvisa folata di vento fece volar via il berretto dalla testa e quando il tizio si chinò per raccoglierlo da terra, il nonno vide che aveva un’inconfondibile cicatrice sul sopracciglio destro.

“Sei tu!” gli urlò puntandogli contro il suo bastone. L’uomo si alzò sorpreso ma non gli diede più di tanto importanza, pensando che fosse un semplice vecchietto che portava i nipotini al parco.

Ma quando il nonno si tirò su con la schiena, si posizionò bene gli occhiali sul naso, incrociò le braccia e lo fissò con aria di sfida e un sorrisetto furbo, Bruto riconobbe il suo nemico di sempre, anche senza maschera e mantello.

“M-m-m-magic….!” balbettò.

Poi indietreggiò di qualche passo, rischiò di inciampare nelle sue stesse gambe, si girò e cominciò a correre.

“Sono proprio io, sono Magic Nonno!” gli gridò il nonno, poi strinse bene il bastone che teneva in mano e lo lanciò verso il fuggitivo. Il suo fedele compagno attraversò in pochi secondi la distanza che li separava, roteando così tanto che sembrava un boomerang.

Poi raggiunse il criminale e si infilò tra le gambe, bloccando la sua corsa.

Quando lo raggiunse trovò Bruto che si stava rotolando per terra tenendosi forte un ginocchio e urlando per il dolore. Magic Nonno era già al telefono con la polizia: “Si è qui! È già per terra! È tutto vostro, venite a prenderlo!”.

Solo in quel momento però il nonno si rese conto di essersi dimenticato di qualcuno.

Quando si voltò c’erano Tommaso e Andrea che lo fissavano con gli occhi spalancati.

Il suo nipotino fu il primo a parlare: “Nonno…tu sei…Magic Nonno!”

Il nonno sorrise e gli strizzò l’occhio: “proprio così! Ma voi due non dovete dirlo a nessuno! Dovete mantenere il segreto!”. E portò l’indice davanti alla bocca: “ssssshhhh!”.

“Cosa non dovete dire a nessuno?” sul posto arrivò all’improvviso la nonna di Andrea. “Ma dove eravate finiti? Vi ho cercato in tutto il parco!” disse la nonna di Andrea sorridendo al nonno di Tommaso.

Andrea era ancora un po’ confuso: “Nonna, lui è…lui è…” disse indicando il nonno dell’amico.

“Okay Andrea!” lo interruppe la nonna “me lo dici strada facendo! Adesso andiamo che è tardi e ti devo portare a calcio!”.

Ma Andrea non si mosse e insisteva: “no nonna, non hai capito, lui è…!” balbettò ancora.

“Ho capito, ho capito!” aggiunse la nonna “Adesso saluta il tuo amico perché è davvero tardi e dobbiamo andare!” e dicendo questo alzò la mano per salutare Tommaso e suo nonno.

In quel momento sul suo palmo della mano apparve l’immagine di un fulmine lucente.

Andrea fece cadere la mascella ma riuscì a dire: “Nonna ma tu…tu sei SilverLight!!!”

La nonna sorrise, prese per mano Andrea e lo trascinò lontano dal prato dove c’erano Bruto che si rotolava dolorante, Tommaso che non sapeva ancora decidere se quello era il giorno più incredibile di tutta la sua vita e il nonno che sorrideva.

Magic Nonno salutò: “A presto SilverLight, ci vediamo alla prossima missione!”

E lei, ormai già lontano: “A presto, mio caro! Ma non c’è missione più bella e impegnativa che tenere a bada i nostri fantastici nipotini!”

CONDIVIDI
Articolo precedenteBack to School
Prossimo articoloCorso di basket

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here