Il Rubamamme

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La prima timida luce del sole faceva capolino dietro le tende della finestra quando Carlotta si svegliò all’improvviso e si tirò su a sedere sul letto: forse non era un incubo quello che aveva appena fatto ma doveva esserci andata molto vicino.

In più era convinta di aver sentito un rumore, forse quello della porta di casa che si chiudeva.
Saltò giù dal letto e quasi inciampò nel libro che si trovava ancora aperto per terra: era quello che stava leggendo la sera prima, forse era un po’ troppo avventuroso e le aveva procurato sonni agitati.
La casa era ancora immersa nel silenzio e nella penombra del mattino, sgattaiolò nella camera dei suoi genitori ma mentre vedeva distintamente la sagoma del papà che dormiva nel lettone il lato che era della mamma era vuoto: lei non c’era!

Forse era in bagno, no il bagno era deserto! Forse si trovava in cucina, no in cucina non c’era nessuno! In breve la cercò in tutta la casa ma non la trovò, la mamma non c’era proprio…
Stava cominciando a preoccuparsi e si domandava dove potesse essere, quel giorno era domenica e non poteva essere uscita per il lavoro: la domenica non si andava né a scuola né al lavoro! E comunque non a quell’ora.

All’improvviso ebbe un sussulto e spalancò gli occhi, scese dal divano della sala dove era sprofondata per riflettere meglio e corse di nuovo in camera sua, recuperò il libro che si trovava aperto per terra e con le mani lo chiuse in un colpo, non preoccupandosi che il rumore avrebbe potuto svegliare il papà.
Sulla copertina spessa e rigida si trovava un grosso cuore rosso trafitto da una spada, anzi no, non era una spada, come si chiamava? Si sforzò per recuperare nella memoria il termine che aveva letto la sera prima. “Sciabola!” si ricordò. Sì, era una sciabola.
E sopra il cuore troneggiava una grossa scritta in caratteri dorati e in rilevo che più che il titolo del libro che aveva tra le mani sembrava una minaccia: “Il Rubamamme”!
Era solo a metà del libro che le avevano regalato per il suo compleanno ma sapeva già tutto sul terribile protagonista del racconto, un furfante vestito da pirata che aveva sul braccio destro un tatuaggio con un cuore rosso trafitto da una sciabola (proprio come sulla copertina) e con una scritta che recitava: “Ti voglio bene, mamma!”
La leggenda diceva che non aveva mai avuto un nome vero e neanche una mamma così che con la sua banda di delinquenti girava il mondo per rapire le mamme degli altri con la speranza che una potesse finalmente diventare la sua. Per questo tutti finirono per chiamarlo “Il Rubamamme!”
Il cuore di Carlotta prese a battere forte nel petto…possibile che la mamma fosse stata rapita dal quel lestofante?

“Non è giusto!” pensava “un anno fa la mamma mi è stata donata dalle stelle del cielo e adesso non posso più separami da lei!” (per saperne di più leggi il racconto “Stella stellina”).
Carlotta non si perse d’animo, si vestì di tutto punto, con gli abiti e gli scarponcini da trekking che era solita indossare quando andava a passeggiare in montagna con papà e mamma, prese il cappello, il binocolo, gli occhiali da sole, la borraccia e sistemò tutto nel suo zainetto.
Prima di uscire dalla stanza esitò un attimo pensando a cosa avrebbe fatto una volta trovato il pirata. Si guardò attorno un istante, poi estrasse dalla cesta dei giochi la spada che usava quando fingeva di essere lei un pirata combattendo con papà. Ma era una spada di cartone…e si trattava stavolta di combattere contro un pirata vero!
Mise la spada dei pirati al suo posto e prese la spada laser da cavaliere jedi…molto meglio!
Prima di partire per la sua avventura per salvare la mamma lanciò un’ultima occhiata alla camera da letto. Sapeva che avrebbe dovuto avvertire papà, spiegargli la situazione, ma lui l’avrebbe convinta a non andare, avrebbe deciso di fare qualcos’altro, che so…chiamare la polizia. Ma cosa avrebbe potuto fare la polizia contro un terribile pirata?

Arrivata all’ingresso si bloccò come se si fosse tramutata in pietra. Rimase al buio in silenzio, trattenendo anche il respiro e portando istintivamente la mano alla spada laser: qualcuno stava armeggiando con la serratura d’ingresso e, un istante dopo, la porta si aprì, una mano spinse in giù l’interruttore, l’ingresso si illuminò e comparve…la mamma!

“Mamma!” urlò Carlotta.

“Bambina mia!” rispose la mamma con la bocca aperta “ma cosa fai alzata a quest’ora? E dove te ne stai andando con lo zainetto e gli scarponcini?” domandò.

Carlotta lasciò cadere a terra la spada laser e corse a stringere le braccia intorno al collo della mamma. “Mamma, sei qui!” disse emozionata “speravo tanto che il pirata ti lasciasse andare o che riuscissi tu a scappargli!”

“C-Chi?” balbettò la mamma sorpresa ma restituendo l’abbraccio forte della bambina.

“Il Rubamamme!” rispose Carlotta.

“Ti avevo promesso che ti avrei fatto i pancake per colazione stamattina! E mi sono alzata presto per prepararli ma mi sono accorta che mancavano le uova e ho fatto un salto al supermercato per comprarle! Di quale pirata stai parlando?” spiegò la mamma.

Carlotta era felice, ogni preoccupazione era svanita. Mise a posto lo zainetto, aiutò la mamma a preparare dei fantastici pancake per la colazione ma decise che quella era una domenica di festa e quel giorno non avrebbe proseguito nella lettura del libro, era determinata per il momento a non scoprire come sarebbe finita l’avventura del Rubamamme.

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