Il Cringe

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Natale da sabotare

Natale, maledetto Natale…

Il Cringe stava percorrendo l’ultimo tratto del ciottolato di Corso Matteotti che l’avrebbe portato a sbucare in Piazza Monte Grappa. La solitudine e il silenzio che inondavano la città avrebbero messo i brividi a chiunque, specialmente la sera della vigilia di Natale, ma non a lui, nossignore. Lui sprizzava gioia da tutti i pori, saltellava e agitava nella mano destra un grosso tronchese che roteava sopra il berretto di lana che portava in testa.

Fino a qualche settimana prima si sentiva più o meno come qualunque altro concittadino, chiuso in casa e preoccupato per le notizie che circolavano, poi aveva sentito al telegiornale che il nuovo DPCM, a causa dei crescenti contagi, aveva decretato il prolungamento del lockdown fino a fine anno e di fatto aveva realizzato il suo sogno di sempre: l’annullamento della festa del Natale.
Evviva! Quale miglior regalo avrebbe potuto ricevere quest’anno?

Si fermò davanti ad una vetrina di un negozio di vestiti e assestò due o tre colpi violenti di tronchese ad una sagoma di cartone di Santa Claus che pubblicizzava un nuovo profumo.
Sorrise in un ghigno e portò oltre lo sguardo: nella vetrina del negozio si specchiava la sua immagine e si sovrapponeva a quella di un’uniforme militare indossata da un manichino.
Gli tornò alla mente il ricordo del Natale di molti anni fa. Anche lui era rimasto sorpreso quando gli avevano assegnato la parte del soldatino protagonista della recita scolastica in una versione de “Lo Schiaccianoci” adattata per i bambini. Lui, al centro dell’attenzione di tutti i genitori, di tutti i suoi compagni ma soprattutto di Clara, la bambina protagonista di cui era follemente innamorato. Quando però, nel momento più importante del primo atto, pronunciò la battuta: “Vieni con me Clara, ti salverò io dal re Topo e dai suoi soldati!”
non sa nemmeno come, inciampò nei gradini di cartapesta sui quali si trovava, cadde trascinando con sé parte della scenografia che precipitò sugli attori e sopra Clara che non ebbe nemmeno il tempo di proclamare la sua battuta:
“Insieme ce la faremo!”
Tutta la platea rideva, i suoi compagni ridevano e Clara…anche Clara rideva di lui.
Quel giorno maledetto decise che avrebbe odiato per sempre il Natale.

Guardò la sagoma ridotta a pezzi sui sanpietrini e sorrise soddisfatto anche se era stato molto più divertente una sera della settimana prima in cui aveva forzato alcune cassette rosse della posta per le strade della città.
Ne aveva estratto il contenuto e separato le lettere della corrispondenza normale da quelle letterine colorate, profumate, glitterate, coperte di adesivi e scritte di ogni forma e colore, indirizzate all’omone vestito di rosso che abitava in qualche amena località. Una volta dato fuoco al mucchio, si era messo a danzare intorno al fumo che saliva nell’aria come un grottesco indiano che aveva appena conquistato uno scalpo e sogghignava di gusto.

Desideri in fumo

Natale, maledetto Natale…

Si era perfino complimentato con sé stesso: “Complimenti Sig. Cringe! Ben fatto!” stringendosi la mano destra nella sinistra.
Tutti lo chiamano così, “il Cringe”, dimenticandosi perfino del suo vero nome.
Lo chiamavano così fin da bambino per via della sua goffaggine e di tutti i pasticci che combinava che lo circondavano di imbarazzo, poi di scherno, infine di solitudine.
Piano piano tutti lo evitarono e si riferirono a lui semplicemente come “il Cringe”.
Lui stesso cominciò ad usare quell’appellativo per riferirsi alla sua persona.

Una sera della settimana precedente, invece, durante uno dei suoi raid notturni, aveva tranciato alcuni cavi di alimentazione della via Veratti spegnendo le file di luci colorate che correvano da lampione a lampione e gli angioletti sospesi tra i palazzi, formati da decine di piccoli led dorati, ora spenti.
Ridacchiando aveva anche lanciato gesti ingiuriosi verso una videocamera di sorveglianza montata su un palo e che aveva ripreso l’intera scena, certissimo che in quel periodo le forze dell’ordine avessero ben altro di cui preoccuparsi che di un vandalo anti-natalizio.

Natale, maledetto Natale…

Ma torniamo alla sera della vigilia di Natale.
Il Cringe alzò lo sguardo con fare deciso e fissò il vero obiettivo di quella sera, il suo piano definitivo, l’apoteosi dell’odio verso il Natale. Nel centro di Piazza Monte Grappa sorgeva l’abete addobbato e illuminato a festa, il simbolo del Natale più importante di tutta la città.
Sollevò il tronchese fino ad appoggiarlo alla spalla e si mise in cammino dirigendosi verso l’albero: certamente da qualche parte c’era una centralina elettrica nascosta che lo alimentava; avrebbe terminato quell’abominio, avrebbe spento il Natale a Varese.
Del resto, non era altro che un gesto d’altruismo: che c’era mai da festeggiare quest’anno?

Nemico albero

Raggiunse la siepe che circondava l’albero e che delimitava la rotonda al centro della piazza. Prima ancora che potesse scavalcarla però, arrivò un’auto a tutta velocità, un po’ troppa velocità. Infatti perse il controllo e si schiantò contro la siepe sul lato opposto al punto in cui si trovava il Cringe.
Le ruote urtarono le pietre al bordo della siepe, l’auto si impennò, superò il basso fogliame, ruotò su se stessa, si ribaltò atterrando sul tetto e scivolando sul prato dell’aiuola come se fosse una slitta sulla neve. Solo il tronco dell’albero interruppe la sua corsa con uno schianto fragoroso. Poi il silenzio e una colonna di fumo nero che saliva dal rottame.

Nel Cringe prevalse la paura: d’istinto si guardò a destra e a sinistra ma niente, la città era deserta, nessuno poteva accorrere in suo aiuto. Saltò la siepe e corse verso il veicolo accartocciato contro l’albero, gli girò intorno per raggiungere il lato dell’autista. Non vedeva nessuno all’interno, fece per aprire lo sportello ma era bloccato. Si chiese cosa poteva fare, poi si rese conto che aveva il tronchese ancora in mano, allora cominciò a tagliare la lamiera nella parte piegata, poi infilò lo strumento nel taglio e lo usò come leva per aprirla.
Dentro c’era una donna ansimante, girò lo sguardo terrorizzato su di lui, fece cenno alla cintura di sicurezza che ancora la teneva stretta al sedile.
Il Cringe annuì e fece scattare il tronchese tranciando di netto la cintura così che la ragazza cadde su quello che rimaneva del parabrezza. Il Cringe allungò la mano verso di lei e disse:
“Vieni con me Clara, ti salverò io!”
La donna lo osservò un attimo, poi gli rivolse un sorriso, gli porse la mano e rispose:
“Insieme ce la faremo!”
Erano anni che aspettava di pronunciare questa battuta.

Il Cringe sorrise, stavolta senza ghigno.

Natale, adorato Natale…

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